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Iodio contro il rischio nucleare. Cosa dobbiamo veramente sapere in poche parole

Luca
12 Marzo 2022

Le pillole allo iodio, o meglio compresse di ioduro di potassio (KI), erano (e sono) considerate un antidoto preventivo in caso di esposizione a radiazioni nucleari e servoono per proteggere la tiroide dagli effetti dello iodio radioattivo. Facciamo chiarezza e spieghiamo perché è inutile fare scorta di compresse allo iodio.

Fino ad oggi sono state utilizzate nell'ambito di incidenti che hanno coinvolto centrali di energia nucleare, come le esplosioni negli impianti di Chernobyl nel 1986 e di Fukushima nel 2011.
La minaccia di attacco nucleare da parte della Russia (2022) e il pericolo radioattività dopo gli scontri alle centrali nucleari di Chernobyl e di Zaporizhzhia in Ucraina, ha innescato, in alcuni Paesi europei, l'approvvigionamento di questo medicinale.
Ma cosa sono le pastiglie di iodio anti radiazioni, come funzionano e, soprattutto, quando servono veramente?

PREMESSA
In caso di disastro nucleare, le misure di tutela della salute pubblica considerate dal Piano Nazionale di Emergenza Nucleare sono:
- misure protettive dirette
si tratta di riparo al chiuso e iodoprofilassi, attuate nella prima fase dell’emergenza nelle prime ore dal verificarsi dell’evento;
- misure protettive indirette
restrizioni alla produzione, commercializzazione e consumo di alimenti di origine vegetale e animale, misure a protezione del patrimonio agricolo e zootecnico, e monitoraggio della radioattività nell’ambientale e delle derrate alimentari. Sono attuate nella seconda fase dell’emergenza.

Ci concentriamo in questo articolo sulle misure di protettive dirette, che prevedono l'utilizzo della profilassi con Iodio.

Lo IODIO
Lo iodio è un oligoelemento essenziale per la funzione della tiroide, poiché contenuto in entrambi gli ormoni tiroidei; questi ormoni influenzano l'attività di molti organi e tessuti, ed hanno un ampio spettro d'azione sul metabolismo di carboidrati, grassi e proteine e anche sui processi di crescita. Senza il giusto apporto di iodio, la tiroide non è in grado di funzionare correttamente innescando diverse patologie.
Lo iodio radioattivo per la tiroide è come lo iodio normale (cioè la ghiandola non riesce a distinguere tra iodio stabile e radioattivo) e, nel caso di un incidente nucleare, tenderebbe ad accumularlo, cosa che favorirebbe lo sviluppo di un tumore alla tiroide.
Le pillole allo iodio KI contengono ioduro di potassio,  un sale di iodio stabile (non radioattivo) che può aiutare, saturandola, a bloccare l'assorbimento di iodio radioattivo da parte della tiroide.
In Italia, queste pastiglie non sono vendute in farmacia: solo in caso di necessità, al verificarsi di un incidente nucleare, sarà lo stato ad attivare la iodoprofilassi a seconda dei protocolli stabiliti.Si sta parlando, infatti, di una iodoprofilassi specifica contro le radiazioni che si basa sull'assunzione di compresse formulate con una dose di iodio circa un migliaio di volte più elevata di quella giornaliera raccomandata nella dieta o contenuta in un integratore.
Fare una iodoprofilassi a questi livelli è sconsigliato, oltre che rischioso per la salute, per la sola paura di un possibile attacco o incidente nucleare. Per questo motivo, è inutile correre per accaparrarsele (tanto non si trovano), né vale la pena assumere, senza indicazione esplicita, del medico integratori di iodio, quali sostituti, in grandi quantità.

La IODOPROFILASSI
Tra le sostanze radioattive che possono essere emesse in caso di grave incidente nucleare, c’è lo Iodio 131. Lo iodio radioattivo può essere inalato o assunto con acqua e alimenti.
A dosi elevate, la popolazione può essere esposta ad un aumento della probabilità di contrarre tumori della tiroide. Il rischio di induzione di carcinoma tiroideo da iodio radioattivo è fortemente dipendente dall’età al momento dell’esposizione; più precisamente la classe di età 0-17 anni risulta quella a maggior rischio di effetti dannosi.
Tale rischio si riduce sensibilmente negli adulti e tende ad annullarsi oltre i 40 anni di età. Esiste una maggiore radiosensibilità della tiroide in alcune condizioni fisiologiche (allattamento e gravidanza). La iodoprofilassi è una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, inibendo o riducendo l’assorbimento di iodio radioattivo, nei
gruppi sensibili della popolazione, per prevenire gli effetti deterministici (morte delle cellule, pesanti disfunzioni cellulari, ecc.) e stocastici (neoplasie, malattie ereditarie, mutazione delle cellule somatiche o di quelle riproduttive, ecc.).
Il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l'inizio previsto dell'esposizione. Risulta ancora ragionevole somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l'inizio stimato dell'esposizione. Da evidenziare che somministrare lo iodio stabile dopo le 24 ore successive all'esposizione può causare più danni che benefici (prolungando l'emivita biologica dello iodio radioattivo che si è già accumulato nella tiroide).
La misura della iodoprofilassi è quindi prevista per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento.

QUINDI PERCHE' NON SERVE FARE SCORTE DI IODIO?
1) La terapia a base di pillole allo iodio (ioduro di potassio) ha senso solo per persone vicine e periodi molto limitati, tenendo ben presente che (come tutti i farmaci) anche queste pillole possono avere effetti collaterali, ben più gravi dal possibile rischio di assorbimento di iodio radioattivo:
- Disfunzioni della tiroide (come ipertiroidismo e ipotiroidismo iodio-indotto);
- Effetti gastroenterici (nausea, vomito, diarrea, gastralgie);
- Reazioni allergiche (angioedema cutaneo, artralgie, linfoadenopatia, orticaria).

2) Le pillole allo iodio non sono un generico antidoto alle radiazioni, vanno prese solo in caso di effettivo contatto con sostanze radioattive.

3) Le pillole anti radiazioni in Italia non si comprano in Farmacia;  le pastiglie di ioduro di potassio per la iodoprofilassi in caso di incidente nucleare non è un prodotto normalmente presente sugli scaffali delle farmacie. Si tratta di dosaggi molto elevati di ioduro di potassio che devono essere preparati appositamente e forniti alla popolazione solo in caso di incidente nucleare e di rischio effettivo e sono quindi distribuite direttamente dallo stato.

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